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Topic: RSS FeedIO SONO LEGGENDA
Cineforum, Mar 2008 by Chiara, Francesco Di
Regia: Francis Lawrence. Soggetto: basata sulla sceneggiatura di John William Corrington e Joyce H. Corrington di 1975: occhi bianchi sul pianeta Terra (1971) e sul romanzo omonimo di Richard Matheson Sceneggiatura: Mark Protosevich, Akiva Goldsman. Fotografia: Andrei Lesnie. Montaggio: Wayne Wahrman. Musica: James Newton Howard. Scenografia: Naomi Shohan. Costumi: Michael Kaplan. Interpreti: Will Smith (Robert Neville), Alice Braga (Anna), Charlie Tahan (Ethan), Salii Richardson (Zoe Neville), Willow Smith (Marley Neville), Darrell Foster (Mike), Dash Mihok (il maschio alfa), Joanna Numata (la femmina alfa), Abby e Kona (Sam, il cane), Samuel Glen (Jay), Pedro Mojica (il sergente), Steve Cirbus (l'agente di polizia militare), Adhi Sharma (il tecnico dello scannerizzatore), James Michael McCaluley, Marin Ireland, Calista Hill, Gabriella Hill, Madeline Hill, Alexander DiPersia, Abraham Sparrow (evacuati), Emma Thompson (la dottoressa Alice Krippin). Produzione: Akiva Goldsman, David Heyman, James Lassiter, Neal H. Moritz, Erwin Stoff per Warner Bros. Pictures/Village Roadshow Pictures/Weed Road/Overbrook Entertainment. Distribuzione: Warner Bros. Durata: 101'. Origine: Usa, 2007.
Nel 2009 un virus creato in laboratorio viene salutato come la cura definitiva contro il cancro. Ma il rimedio si rivela peggiore del male: si scatena un'epidemia che in tre anni uccide il 99% della popolazione mondiale, mentre la maggior par- te dei sopravvissuti viene trasformata in mostri assetati di sangue che di notte si aggirano in branco alla ricerca di cibo. Lo scienziato militare Robert Neville, immune al virus che sta tentando di debellare, � l'unico essere umano sano in tutta New York. Quando il farmaco che sta sperimentando si rivela efficace su di un topo, Neville decide di procurarsi una cavia umana e riesce a catturare una donna infetta, ma commette l'errore di catturare la femmina del maschio alfa del branco, che si vendicher� sullo scienziato, ferendolo e uccidendone il cane.
Neville, la notte successiva, decide di uccidersi portando con s� quanti pi� infetti possibile. Sul punto di soccombere viene salvato da Anna, una sopravvissuta che aveva raccolto i suoi appelli radio. Ha inizio una difficile convivenza: l'uomo era abituato a una solitudine difficile da spezzare, e in pi� fatica ad accettare l'incrollabile fede religiosa della donna, che intende portarlo con s� alla ricerca di una fantomatica colonia di superstiti in Vermont. Quando la casa di Neville viene assediata dai mostri che hanno seguito Anna, i tre si accorgono che la cura sta reagendo sulla cavia. Neville dovr� prendere una decisione estrema affinch� Anna porti il siero al sicuro nel Vermont.
� la prima volta che �Io sono leggenda�, il romanzo di Richard Matheson del 1954, viene portato sullo schermo conservando il proprio titolo: L'ultimo uomo della terra (Ubaldo Ragona/Sidney Salkow, 1964) fu il primo, il pi� fedele e forse anche il pi� efficace adattamento, grazie al fascino di Vincent Price e all'uso suggestivo dello scenario dell'Eur. In seguito la Warner Bros, che acquist� i diritti del libro e che li detiene tuttora, realizz� 1975: occhi bianchi sul pianeta Terra (Boris Sagal, 1971), interpretato da un Charlton Heston che si stava imponendo come principale star fantascientifica della prima met� degli anni Settanta. Ma lo stesso Matheson ha affermato di considerare come miglior trasposizione del proprio romanzo La notte dei morti viventi (George A. Romero, 1968), che vi si era indirettamente ispirato.
Eppure rileggendo il romanzo ci si accorge di come la storia di Robert Neville, everyday man che si trova ad essere l'unico superstite di un'epidemia che ha ucciso o trasformato in vampiri tutti gli esseri umani, sia piuttosto difficile da adattare. In primo luogo il protagonista rimane da solo per tre quarti del libro, cos� che la narrazione (in terza persona) � affidata a un continuo monologo interiore, riprodotto in modo un po' tedioso dalla voice over di Price nel film del 1964. In secondo luogo la compagnia di Neville, l'unica che ci viene offerta per quasi tutta la narrazione, non � esattamente delle pi� piacevoli: si tratta di un personaggio fin troppo umano, privo di particolari abilit� o di un saldo senso morale, funestato dai ricordi, dalla dipendenza dall'alcool e dall'astinenza sessuale. Un antieroe che passa le notti rintanato nella propria casa a difendersi dall'attacco dei vampiri e le giornate a stanarli e sterminarli. Infine, il pessimistico rovesciamento di prospettiva conclusivo colora la lettura di tutta la fosca e magnificamente ironica disperazione tipica dello scrittore.
Nonostante ci� il romanzo conserva il suo appeal tanto da arrivare, a cinquantanni dalla pubblicazione, al terzo adattamento. Gli sceneggiatori Mark Protosevich (The Cell, Poseidon) e Akiva Goldsman (A Beautiful Mind, Io, Robot, anche produttore del film), cercano la via pi� semplice, riprendendo la sceneggiatura del film del 1971 ma restituendole l'impianto del romanzo. Nella precedente versione Warner Bros la solitudine silenziosa era evitata con ogni mezzo: il protagonista, che da uomo qualunque veniva trasformato in uno scienziato militare, incontrava poco dopo l'inizio del film dei propri simili con i quali dialogare incessantemente, e la parola veniva data perfino ai vampiri; inoltre Neville inventava un vaccino con cui salvare l'umanit�, cos� che venivano ridimensionati ad un tempo la sgradevolezza del personaggio e l'aura di disperazione del libro. Il colonnelloscienziato Will Smith viene invece lasciato da solo con il proprio cane per tutta la prima parte, in una New York deserta e invasa dalla vegetazione. Sono le sequenze pi� efficaci, sebbene si aprano subito a facili simbologie: che la citt�, dalla quale � partito il contagio, venga chiamata ground zero non appare affatto innocente, e le immagini di disordine e disperazione dei flashback ambientati durante lo scatenarsi dell'epidemia rientrano appieno nella recente iconografia da "Cinema & 11 settembre". Robert Neville � concepito per risultare il pi� gradevole possibile (grazie anche all'innegabile carisma dell'interprete): passa le giornate a coccolare il suo pastore tedesco e a cercare una cura contro il virus, e le notti a letto a ricordare teneramente la moglie e la figlia defunte, mentre la progressione narrativa e il significato stesso del film si pongono sotto il segno del misticismo. Non ci viene infatti spiegato n� come Anna possa arrivare in piena notte nell'esatto momento di pericolo del protagonista, n� come riesca a salvarlo da sola, e le spiegazioni che ci vengono offerte chiamano in causa direttamente la volont� di Dio. L'intervento divino, da pezza per coprire buchi narrativi, diviene la chiave di lettura del film: Io sono leggenda non � pi� la storia di un uomo perso in un destino ostile che non comprende (come nel romanzo), n� quella di un individuo che usa la propria razionalit� per sconfiggere la superstizione e la follia (come nella prima versione WB). Qui il vampirismo non � pi� un germe causato dalle guerre batteriologiche, ma un virus impazzito che era stato creato per curare il cancro, in una ricerca dell'immortalit� che � stata punita da un Dio che tuttavia, come si legge su di un veicolo all'inizio del film, �non ci ha abbandonati�. � buffo osservare come nel 1971 a parlare di Dio fossero solo i fanatici infetti, bench� ci volesse un colonnello solidamente conservatore per salvare i superstiti un po' hippie dalle grinfie della loro setta; mentre qui lo scettico Neville capisce, al momento del sacrificio finale, che Anna gli � stata inviata dalla Provvidenza per portare ai sopravvissuti il siero che salver� l'umanit�. Diviene cos� chiaro il senso del recupero del titolo originale: Neville nel romanzo diventava "leggenda" perch� ultimo essere umano a morire dopo aver decimato i membri di nuova societ� (di matrice fascista) creata dai portatori sani della malattia, per i quali era diventato lui, a sua volta, un mostro; nel nuovo film diventa "leggenda" perch� salvatore di un'America che nelle ultime immagini vediamo rinascere da una base militare piena di patriottiche bandiere, mentre in sottofondo risuona festoso un rassicurante campanile.
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