All'ombra di Giulietta: Il Refugio de' mixeri e il giallo dell'acronimo F. P

Italica, Summer-Autumn, 2007 by Stefano Cracolici

a Luigi Monga, in memoriam

Nell'estate del 1985, Luigi Monga si trovava a Venezia con un generoso sussidio della Gladys Krieble Delmas Foundation di New York. Scopo di quell'soggiorno era una bella raccolta di novelle quattrocentesche, tutte caratterizzate dal suicodio finale dei protagonisti e note, a quei pochi che ne avevano avuto notizia, col titolo cumulativo di Refugio de'mixeri. I Del Refugio, la Biblioteca Marciana di Venezia conserva a tutt'oggi un importante testimone, giunto al Monga nel corso di una sua piu estesa ricerca sul tema del suicidio nella letteratura europea. (2) E anzitutto doveroso ribadire il rilievo, insieme storico e culturale, del ritrovamento: non solo oggi, a distanza di vent'anni da quelle ricerche e in un contesto di rinnovato interesse per la novella, raccolta o spicciolata, del Quattrocento; ma gia allora, e per motivi che trascendono in larga parte l'ambito specifico della letteratura italiana. (3) Le novelle contenute in quel codice--in particolare la Storia di lulia et Pruneo--forniscono una tessera rilevantissima di quel mosaico tematico, narrativo e generico che a partire dal Boccaccio, attraverso Sermini, Masuccio, da Porto, Bandello, Boaistuau, Brooke, e Painter, ha condotto per varie fasi e rimaneggiamenti al Romeo and Juliet di Shakespeare. (4)

A Venezia, studiando le carte d'Emanuele Antonio Cicogna e soprattutto quelle che Arnaldo Segarizzi aveva lasciato inedite nel fondo della Biblioteca Querini Stampalia, il Monga scopriva che altri, prima di lui, erano entrati in contatto con quella raccolta, disponendo, peraltro, di due ulteriori manoscritti, gia appartenuti alia notevole biblioteca del senatore veneziano Jacopo Soranzo, ma che allo stato delle sue ricerche il Monga non riusciva a rintracciare. (5) Le avventurose traversie di questa imponente raccolta, passata dal Soranzo a Matteo Luigi Canonici e quindi dispersa in varie biblioteche pubbliche e private sono abbastanza note per essere ripercorse nei loro dettagli. (6) Bastera dire che gran parte di quei codici era giunta a impreziosire i fondi, gia ricchi di per se, delle biblioteche di Firenze, Oxford e Londra; ma in queste, il Monga, non trovava alcuna informazione utile che fosse in qualche modo collegabile ai codici dell'anonimo Refugio.

Particolarmente incresciosa risultava l'assenza di un codice, che nella collezione Soranzo recava la segnatura 131 e che un'antica scheda di catalogo attribuiva a un non meglio identificabile EP. II catalogo e quello di Francesco Melchiori, ultimo bibliotecario di famiglia. Questa, la sua scheda:

   Refugio de' mixeri, cioe novelle quattro. Comincia "Julia unicha
   figliola de messer Giovani de Chastegli," f. "Piui de la fiate
   vedemo seguire che gli antichi esempli in noi," f.; l'ultima
   finisce: "Lachrimosa evidentia pianga lo error chomeso. Finis. Qui
   finise il libro chiamato Refugio de mixeri fato he composto per Mr.
   F. P." Codice scritto nel sec. XVI, di pagine 48, e di molto pregio;
   L'autore e venexiano, probabilmente nobile, forse Francesco Priuli,
   essendo esso finito nel secolo XVI, e di vita malinconico, tanto che
   do oo vari tentativi di morire finalmente lascio di mangiare per
   terminar a vivere." (7)

Il catalogo del Morelli era passato all'abate Natale dalle Laste e quindi a Jacopo Morelli, bibliotecario della Marciana dal 1778 al 1819; il quale, non curante dell'acronimo F.P. riportato nella nota del Melchiori, attribuiva il Refugio, anziche al Priuli, al veneziano Francesco Contarini. (8) Nell' Inventario dei manoscritti marciani, compilato da Pietro Zorzanello, tale attribuzione si trovava invece respinta; non tanto sull'autorita del Melchiori, ma su quella di Emmanuele Antonio Cicogna, che nelle Iscrizioni veneziane aveva menzionato proprio il codice 131 del Soranzo, avanzando anche lui, ma questa volta sulla scorta di Apostolo Zeno, il nome del Priuli quale possibile autore del Refugio (Zorzanello 79). (9) Non sono chiare, ma forse neppure interamente campate in aria, le motivazioni che indussero il Morelli a non accogliere quell'attribuzione, giacche, come vedremo piu in dettaglio, non fu Francesco Priuli a comporre quelle novelle, ne nessun altro di noto che con quelle iniziali avrebbe potuto firmarsi. (10) L'autore di quelle novelle, se posso anticipare in parte le conclusioni di questo saggio, continua a restare anonimo, ma quell' F.P. non manchera di fiservare sorprese.

Procediamo, per il momento, con l'elenco dei testimoni. Nulla sappiamo, oggi come allora, del Soranzo 131, andato davvero disperso. Quanto al secondo codice Soranzo, collocato in quella biblioteca con la segnatura 367 e anch'esso ritenuto perduto dal Monga, esso si trova oggi, come del resto si trovava a quel tempo, tra i fondi manoscritti della Beinecke Library di Yale. 11 Nel 1974, quindi in data anteriore agli studi dei Monga, George H. Bumgardner ne aveva fornito un accurato ragguaglio, congiuntamente a una traduzione in inglese delle novelle e alla riproduzione in facsimile di alcune carte ritenute particolarmente significative. 12 II Monga, invece, che non conosceva il lavoro del Bumgardner, ne aveva tratto notizia dal catalogo della biblioteca del reverendo britannico Walter Sneyd, battuta all'asta nel 1903, presso la Sotheby di Londra. (13) Dalla collezione Soranzo, il codice era passato a quella del Canonici; da questa a quella del nipote Giovanni Perissonotti; poi, nel 1835, a quella dello Sneyd; quindi, nel 1903, a quella dell'inglese Charles Faifax Murray; e infine, negli anni tra il 1958 e il 1959 (ovvero prima dell'asta della sua raccolta, presso la stessa Sotheby), all'antiquario londinese Ernst Philip Goldschmidt, che nel 1969 lo cedeva a Edwin Beineke. (14)

 

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